La luce blu è quella componente della radiazione luminosa compresa tra lo spettro del blu e il blu ultravioletto ed è potenzialmente nociva.
Non tutta luce fa bene agli occhi: nonostante la luce sia un elemento fondamentale per la visione, la luce blu proviene da molte fonti luminose che emettono luce fredda come i LED. Quest’ultimi sono molto diffusi sia per il loro basso costo di utilizzo sia il grande uso nella vita quotidiana: i fari delle automobili, i display di smartphone e tablet.
Al contempo, però, bisogna precisare che non tutta la luce blu e non tutto lo spettro, che può essere percepito dall’uomo, sono nocivi. Esistono infatti due sottogruppi da tenere in considerazione in questo contesto:
- la luce blu-turchese che è innocua;
- la luce blu-viola che invece è potenzialmente nociva.
La luce blu-turchese viene considerata una luce benefica, in quanto contribuisce alla corretta regolamentazione del ciclo sonno-veglia.
Al contrario, la luce blu-violetto costituisce una fonte di danno per le strutture oculari, in primis per l’epitelio pigmentato retinico (EPR).
Nei mesi scorsi, un gruppo di chimici dell’Università di Toledo ha pubblicato una ricerca su Scientific Reports, spiegando che la continua esposizione alla luce blu può causare la morte di alcuni componenti cellulari della retina e che, stando a precedenti evidenze su animali, potrebbe aumentare il rischio di DMLE. Ma esaminando lo Studio, gli Oftalmologi statunitensi dell’AAO hanno sottolineato, fermo restando la validità del risultato dello Studio, che l’esperimento non riproduce ciò che realmente avviene nell’occhio umano: le cellule testate nello Studio, che non sono prelevate dalla retina o dall’occhio, sono esposte alla luce in laboratorio, dunque non come avviene quando si sta naturalmente sotto la luce del Sole. Così, da questa ricerca non si può trarre la conclusione che la luce degli schermi faccia male. Pertanto, i ricercatori dell’AAO hanno voluto mettere in evidenza che la luce blu di smartphone, tablet e pc non sarebbe dannosa. L’illuminazione nella banda del blu proveniente da questi apparecchi serve a rendere più visibili e nitide le immagini e il testo, che altrimenti apparirebbero in una luce meno contrastata e di più difficile lettura, nonché meno gradevole alla vista.
L’unica eventuale controindicazione riguarda il rischio che, se si utilizzano questi dispositivi prima di andare a letto, il ritmo sonno-veglia, che è regolato dal colore della luce naturale, possa subire un’alterazione e il passaggio dalla veglia al sonno diventi più difficile. Ma essendo questi apparecchi digitali dotati di applicazioni che consentono di impostare, nelle ore serali, un’intonazione giallastra, non si registrerebbe un’alterazione del ritmo circadiano che regola il sonno.
Insomma, non è il computer che fa male alla vista, ciò che invece può affaticare l’occhio è la concentrazione prolungata, che sia davanti allo schermo del nostro pc o davanti a un libro, il problema è lo stesso. La concentrazione, protratta spesso per tante ore, può portare ad uno stato irritativo, spesso viene scambiato per stanchezza, condizione che a sua volta, se costante e continuativa nel tempo, può contribuire ad una cronicizzazione della condizione patologica.
Gli strumenti protettivi
A proposito degli strumenti protettivi nei confronti della luce blu, quelli più comuni sono i presidi ottici come gli occhiali con filtri calibrati.
In considerazione di un fenomeno sociale che sta diventando sempre più diffuso, ovvero la sempre maggiore dinamicità degli ultrasessantenni rispetto all’utilizzo di smartphone, tablet e computer, si sta facendo poi largo una soluzione cosiddetta “ab interno”. In pratica, nel momento in cui un ultrasessantenne deve sottoporsi ad intervento di rimozione della cataratta, viene suggerito l’utilizzo di lentine intraoculari correttive e/o sostitutive con un filtro per la luce blu nello spettro dell’ultravioletto.

Una piccola nota a margine va fatta per gli occhiali che sono particolarmente suggerite e consigliate per i videoterminalisti, o per coloro che applicano l’apparato visivo con macchine complesse in senso lato. Quando si scelgono gli occhiali per ufficio e computer è fondamentale tenere in considerazione la distanza di visione necessaria che può variare molto da persona a persona. Inizialmente, un paio di occhiali da lettura potrebbe sembrare una buona soluzione, questi ultimi, però, sono studiati per distanze molto brevi. Un’alternativa potrebbe essere quella di scegliere degli occhiali con lenti bifocali da indossare tutto il giorno per una visione nitida e confortevole sia da vicino che da lontano. Sono una soluzione molto buona per quasi tutte le situazioni quotidiane, ma poco adatta al lavoro davanti ad uno schermo. Al contrario, le lenti progressive, che assicurano una buona visione a tutte le distanze, in quanto la loro parte inferiore consente di vedere anche gli oggetti vicini, rappresentano una soluzione perfetta per chi lavora in ufficio al computer. Le zone di visione sono studiate su misura in base ai movimenti degli occhi durante l’attività lavorativa. Inoltre, possono essere personalizzate in base alle specifiche esigenze.
In questo contesto, il gold standard sono le lenti office. Per la loro natura queste lenti coprono nelle varie opzioni le distanze visive da 0 fino a 4 metri:

- Lenti per ufficio e computer Near: In base a questo design la distanza massima, alla quale il portatore beneficia di una visione nitida, è 2 metri. Di conseguenza, offrono una visione naturale, di elevata qualità, dalla distanza di lettura fino a quella intermedia di 2 metri. Queste lenti per ufficio e computer rappresentano la soluzione ideale per chi lavora prevalentemente al computer o legge molto.
- Lenti per ufficio e computer Room: Per queste lenti, la distanza massima è definita a 4 metri ed garantisce al portatore una visione confortevole dalla distanza di lettura fino alla distanza tipica di una stanza d’ufficio, che è di circa 4 metri. La versione “Room” è studiata per chi, ad esempio, lavora alternando l’interazione con i clienti all’attività al computer.
- Lenti per ufficio e computer Book: Le lenti “Book” sono pensate principalmente per la distanza di lettura, con una distanza massima di 1 metro. Rispetto agli occhiali da lettura generalmente studiati per una distanza di lettura fissa e individuale, le lenti “Book” assicurano un campo visivo notevolmente più ampio per un’esperienza di lettura più rilassata.
- Lenti per ufficio e computer Individual: Questa versione è realizzata su misura per soddisfare le esigenze personali di ognuno. La distanza di visione massima ottimale in una stanza d’ufficio è definita con un’accuratezza nell’ordine di centimetri per ogni singolo portatore. Inoltre, i dati relativi a montatura, forma del viso e distanza di lavoro per vicino, sono tutti parametri inclusi nei calcoli per la progettazione delle lenti.
Letture consigliate
- Trattato di Oftalmologia. Yanoff M., Duker J.S. Antonio Delfino Editore. Volume 1: Cap. 4, 1-6.
- L’occhio, le sue malattie e le sue cure. Buratto L. Sprinter, 2010.
- Viscochirugia. Rischi all’esposizione UV patologie, prevenzione, protezione. Buratto L., Montani G., Martino M. Anno XXXIII: Supplemento N. 1. 2018.
- Decreto Legislativo 475/1992.
- Decreto Legge 10/1997.
ICONOGRAFIA
Foto tratte da: https://pixabay.com/it/