L’indice UV (4/9)

Per quantificare il rischio connesso all’esposizione dei raggi UV, è stato introdotto un indice UV, che è stato sviluppato dalla collaborazione tra Organizzazione Mondiale della Sanità, Programma per l’Ambiente delle nazioni Unite, Organizzazione Metereologica Mondiale e Commissione Internazionale per la Protezione dalle Radiazioni Non-Ionizzanti.

L’indice UV indica l’intensità della radiazione ultravioletta solare che arriva su una determinata area della superficie terrestre. Più è alto il valore dell’indice, maggiore è il potenziale danno.

L’indice UV varia da 0 (durante la notte) a 15 o 16 (ai Tropici con il sole allo Zenit). Alle nostre latitudini la scala si ferma a 10. Nella seguente tabella si indicano le precauzioni consigliate in base all’indice UV:

Effetti sull’occhio umano

Un’eccessiva ed incontrollata esposizione porta all’inevitabile insorgenza di effetti indesiderati e alla comparsa di danni di varia natura che si possono manifestare sia nel breve che nel lungo termine.

L’Organizzazione Mondiale della Sanità ha identificato 10 malattie che sono strettamente legate all’esposizione a radiazioni ultraviolette. Cinque di queste interessano parti del nostro organismo:

  • Melanoma cutaneo, tumore maligno che origina dai melanociti (cellule della pelle che producono melanina), i quali iniziano a proliferare senza controllo. I melanomi si possono sviluppare su una pelle integra, sana e asintomatica, oppure a partire da un neo (o nevo) preesistente fin dalla nascita (congenito) o comparso durante il corso della vita (acquisito).
  • Carcinoma squamoso della pelle, tumore maligno della pelle, che trae origine dalla proliferazione incontrollata di una delle cosiddette cellule squamose dell’epidermide, che sono gli elementi cellulari più superficiali. 
    Le cellule squamose hanno una vita molto breve (poche settimane) e sono oggetto di continuo ricambio con elementi cellulari identici. Il carcinoma squamoso non è un tumore maligno particolarmente aggressivo e pericoloso, ma può diventarlo se la sua diagnosi è tardiva o se i trattamenti sono inadeguati.
  • Basalioma, tumore maligno della pelle, che origina dalla proliferazione incontrollata di una delle cellule basali appartenenti all’epidermide  .
  • Cheratosi attinica, nota anche come cheratosi solare, è una lesione precancerosa della pelle che appare dopo i 40 anni. Le lesioni con cui si manifesta questo disturbo, ricoperte di squame o di croste ruvide al tatto, compaiono generalmente sulle aree del corpo più frequentemente esposte al sole: viso, orecchie, cuoio capelluto, labbra, dorso delle mani, avambracci, spalle e collo.
  • Attivazione dell’Herpes labiale, se già presente nell’organismo, è una patologia infettiva causata da Herpes simplex tipo 1. Dopo il primo esordio, la malattia diventa latente e dimora nel nostro sistema nervoso centrale, infatti questo virus rientra nel gruppo dei virus neurotropi. La comparsa di nuovi episodi sintomatici è favorita da periodi stressanti o faticosi (presenza di altre malattie, pratica di sport molto intensi, deficit immunitari, nutrizione insufficiente o incompleta, farmaci, raggi solari).

Le altre 5 malattie si manifestano a livello oculare e sono:

  • Cheratocongiuntivite attinica.
  • Pterigio e Pinguecola
  • Cataratta corticale
  • Degenerazione maculare
  • Carcinoma squamoso della cornea e della congiuntiva.

Cheratocongiuntivite attinica

La Cheratocongiuntivite attinica conosciuta come cecità da riflesso della neve, costituisce un chiaro esempio di risposta acuta alla radiazione UV.

Questa condizione si manifesta dopo un’esposizione più o meno prolungata e continua ad una sorgente di UV come accade nel saldatore che non adopera la maschera, nel mondo dello sport allo sciatore che pratica senza filtri adeguati e nel tempo libero a chi si espone sulla spiaggia al riverbero del sole inadeguatamente e a lungo. Un’esposizione di un’ora alla radiazione ultravioletta riflessa dalla neve o un’esposizione di sei-otto ore alla luce riflessa dalla sabbia può essere più che sufficiente a provocare una “fotocheratite o cheratocongiuntivite attinica”.

L’esposizione a forte irradiazione UV, in assenza di adeguata protezione, produce una rapida ustione del piano corneo-congiuntivale con una iperemia congiuntivale fastidiosa ed una diffusa sofferenza dell’epitelio corneale; nella fotocheratite il danno quasi esclusivamente interessa solo l’epitelio cioè lo strato più superficiale della cornea.

Questa condizione è caratterizzata da forte dolore, lacrimazione abbondante, sensazione di corpo estraneo e fotofobia. Quest’ultima si presenta in quanto l’epitelio corneale e la membrana di Bowman assorbono una quantità circa doppia di radiazione UV-B rispetto agli strati posteriori della cornea. Il coinvolgimento corneale provoca una sintomatologia più preoccupante: il paziente lamenta un dolore intollerante tale da provocare uno stato di disorientamento o semiconfusionale. Questa sintomatologia dolorosa è dovuta alla disepitelizzazione corneale con conseguente esposizione nervose sensitive superficiali della cornea. Il segno più evidente è il blefarospamo che impedisce l’apertura palpebrale.

La patologia si risolve in pochi giorni con adeguato trattamento con colliri decongestionanti e pomate riepitelizzanti.

Pinguecola

La pinguecola è una degenerazione del tessuto congiuntivale che si presenta come un ispessimento dell’area congiuntivale interessata con un aspetto lineare ma rilevato talvolta di colorito rosso vivo. L’ispessimento consiste in un deposito di materiale adiposo e fibrotico dello stroma.

Questa patologia è abbastanza comune in persone che lavorano all’aria aperta, con una facile e continua esposizione al danno da raggi UV, aggiunto alla irritazione meccanica che vento o polvere possono produrre sulla congiuntiva.

L’attività dei raggi UV stimola e induce questa alterazione del tessuto congiuntivale, ne attiva i meccanismi infiammatori, anche se superficiali, producendo una sensazione di discomfort nella persona affetta da pinguecola, quasi ad ogni ammiccamento, per la evidente sensazione di corpo estraneo percepita.

La terapia locale con colliri antinfiammatori non steroidei o steroidei e lacrime artificiali può ridurre l’aspetto flogistico, ma non sempre contrastare il fattore crescita. L’asportazione può essere richiesta per motivi estetici.

Pterigio

pterigio

Lo Pterigio è una lesione degenerativa della congiuntiva che si presenta come una piega triangolare della congiuntiva che si accresce verso il piano corneale, solitamente nel canto interno, estendendosi nei casi più avanzati in alto e in basso.

Lo pterigio si manifesta più frequentemente nelle persone che vivono in campagna rispetto a quelle che vivono in città e nei soggetti che non utilizzano occhiali da sole.

La sintomatologia è riferibile ad episodi ricorrenti di congestione con fotofobia, lacrimazione, sensazione di corpo estraneo. L’acuità visiva può essere ridotta per la comparsa di un astigmatismo indotto dalla distorsione meccanica del tessuto corneale da parte dello pterigio.

La progressione è legata quindi al mantenimento di queste fonti irritative, tra le quali i raggi UV hanno un posto privilegiato.

L’uso di colliri antinfiammatori non sempre è sufficiente a ridurre la crescita dello pterigio e a limitarne lo stato irritativo. Pertanto, la terapia è basata sull’asportazione chirurgica.

La cataratta

Lo sviluppo della cataratta, a seguito dell’esposizione ai raggi ultravioletti, è stato dimostrato ed è ben riconosciuto l’esistenza di una connessione fra formazione di cataratta ed esposizione ai raggi UV negli esseri umani.

Sono le radiazioni UV-A e UV-B (una piccola parte) tra i 300-400 nm e quelle infrarosse A e B che, se superano la barriera corneale, possono causare danni al cristallino: si tratta di un danno indolore, cumulativo, permanente che può accelerare l’insorgenza della cataratta.

cataratta

Un 20% di persone, rese “cieche” dalla cataratta, può essere stata interessata o aumentata dall’esposizione solare. È stata riportata l’esistenza di una significativa correlazione positiva fra esposizione ai raggi UV-B e cataratta corticale.

L’irradiazione UV induce un danneggiamento del cristallino e ne modifica la struttura e la trasparenza. Al contrario, la mancanza del cristallino nei confronti della retina toglie la protezione naturale e produce un fototraumatismo retinico.

Per questo motivo, sia nelle lenti da occhiale che nei cristallini artificiali per la chirurgia della cataratta si è inserito un trattamento UV-block per aumentare la protezione retinica.

La retina

La quantità di raggi UV che raggiungono la retina è relativamente bassa grazie alla protezione fornita dal cristallino. Nonostante ciò, vari Studi hanno collegato la comparsa di una degenerazione maculare senile (DMLE) ad una aumentata quantità di tempo trascorso all’aria aperta. Recentemente è stato riportato un significativo legame fra l’incidenza di DMLE precoce e l’aumentata esposizione al sole.

DMLE

La DMLE è una malattia caratterizzata da un danneggiamento della macula con perdita della visione nella parte centrale del campo visivo. Quando i raggi ultravioletti penetrano nell’occhio e interagiscono con l’ossigeno, si formano delle molecole particolarmente aggressive, dette radicali liberi, che danneggiano i fotorecettori retinici (coni e bastoncelli). Le cellule danneggiate si accumulano nello spessore della macula stessa formando ammassi giallastri chiamati drusen (maculopatia secca).

Carcinoma squamoso corneo-congiuntivale

La neoplasia squamosa corneo-congiuntivale comprende quadri clinici che variano dauna semplice alterazione epiteliale (displasia epiteliale) fino al carcinoma squamoso francamente invasivo. L’aspetto clinico presenta una massa biancastra, discheratosica e spesso vascolarizzata. Le forma metastatiche di questa neoplasia sono rare, ma localmente possono essere molto invasive. La terapia standard è un’ampia escissione chirurgica associata a crioterapia del letto chirurgico e ricostruzione del piano congiuntivale.

Lo sapevi che…

Se da un lato è vero che i raggi UV possono causare diversi danni alla pelle e all’organismo più in generale, dall’altra parte è anche vero che le radiazioni ultraviolette sono necessarie per lo svolgimento di alcuni processi fisiologici e possono apportare diversi benefici.
Difatti, i raggi ultravioletti:

  • Favoriscono il trofismo e l’accrescimento osseo stimolando la sintesi della vitamina D;
  • Svolgono un’azione disinfettante a livello della cute;
  • Favoriscono la circolazione e stimolano di conseguenza l’attività dei globuli bianchi;
  • Accelerano la proliferazione pilifera (forse questo effetto non è del tutto apprezzato, in particolar modo dalle donne);
  • Favoriscono la pigmentazione della cute stimolando la produzione di melanina (in verità, questo è un meccanismo di difesa attuato dall’organismo per proteggere le cellule dagli eventuali danni dei raggi UV; tuttavia, oggigiorno, l’abbronzatura è considerata un sinonimo di bellezza e per questo l’imbrunimento della cute è un fattore molto ricercato).

Letture consigliate

  1. Trattato di Oftalmologia. Yanoff M., Duker J.S. Antonio Delfino Editore. Volume 1: Cap. 4, 1-6.
  2. L’occhio, le sue malattie e le sue cure. Buratto L. Sprinter, 2010.
  3. Viscochirugia. Rischi all’esposizione UV patologie, prevenzione, protezione. Buratto L., Montani G., Martino M. Anno XXXIII: Supplemento N. 1. 2018.
  4. Decreto Legislativo 475/1992.
  5. Decreto Legge 10/1997.

ICONOGRAFIA

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