ISTRUZIONE PER L’IGIENE VISIVA
- Eseguire tutte le attività da vicino, lettura, scrittura ecc, ecc, alla distanza di Harmon.
- Di tanto in tanto, durante la lettura, puntate lo sguardo su un oggetto distante e lasciate che i suoi dettagli vengano a fuoco. Mantenete la coscienza degli altri oggetti ed i dettagli intorno. Fate questo almeno alla fine di ogni pagina.
- Quando studiate infilate un segnalibro qualche pagina più avanti, arrivati alla pagina del segnalibro alzatevi e passeggiate all’interno della stanza osservando lontano. Sedete in posizione eretta.
- Esercitatevi a tenere la schiena poco arcuata mentre leggete e scrivete.
- Evitate di leggere mentre giacete a pancia in giù o in su, evitate di leggere a letto.
- Deve esserci una adeguata illuminazione generale ed una buona illuminazione centrale nel punto dove studiate o lavorate.
- L’illuminazione del posto dove studiate dovrebbe essere almeno il doppio di quella generale. Inclinate il libro di circa 20°, circa 10 cm.
- State lontano dallo schermo della televisione con una distanza che varia da 1,80/2,40 metri.
- Favorite l’osservazione di oggetti posti oltre la finestra, meglio se fate una passeggiata all’aria aperta.
- Quando si è all’aria aperta puntare un oggetto all’altezza degli occhi, allo stesso tempo cercare di essere coscienti di dove si trovano gli oggetti tutto intorno.
- Camminare a testa alta guardando in avanti senza per forza fissare sempre oggetti. Diventare molto coscienti di ciò che si trova oltre l’oggetto nella cui direzione si guarda, che sia una persona, una pagina stampata, la TV o qualsiasi altro oggetto.

ASTENOPIA OCCUPAZIONALE
Tra i disturbi di cui l’ergoftalmologia si occupa, vi è l’astenopia occupazionale (letteralmente “fatica oculare”). È un’entità clinica o sindrome definibile come insieme di segni e sintomi a carico dell’apparato oculo-visivo che insorge in relazione all’attività lavorativa qualora l’apparato cerchi di conseguire, mediante artifici stressanti, risultati funzionali eccedenti le proprie capacità. L’occhio viene sottoposto ad un sovraccarico lavorativo, tale da portare ad aumentare il lavoro di alcuni meccanismi fisiologici oculari (accomodazione, convergenza, secrezione lacrimale).
Vengono complessivamente definiti con il termine di astenopia .
I sintomi astenopici vengono suddivisi in oculari, visivi e generali. Sono sintomi molto comuni per chi dedica parecchie ore ad un lavoro che abbia un discreto impegno visivo. Sono in buona parte aspecifici. Alcuni possono essere lamentati anche da persone che non lavorano. Rossore, bruciore, lacrimazione, ad esempio, sono segni-sintomi oculari di un’allergia stagionale ai pollini delle graminacee. Occorre, perciò, discriminare ciò che è occupazionale da ciò che non lo è.
Per fare diagnosi di astenopia occupazionale, bisogna valutare in ambulatorio qual è l’impegno visivo sul lavoro attraverso l’anamnesi lavorativa.
Esistono cause e concause ambientali ed individuali dell’astenopia occupazionale.
Tra le caratteristiche individuali si possono riconoscere, oltre ai deficit della motilità oculare e alle alterazioni degli annessi oculari, la presenza di un difetto rifrattivo non idoneamente corretto. Se si impegnano gli occhi in attività di controllo, lettura, per svariate ore al giorno, non avere correzione idonea diventa determinante per l’insorgenza dell’astenopia occupazionale. Accanto alle variabili individuali, bisognerà tenere conto anche delle caratteristiche intrinseche alla mansione svolta. La fatica oculare, ad esempio, è in proporzione alle ore di impegno visivo.
Un altro aspetto importante è rappresentato dalla distanza tra l’occhio e il punto di osservazione (ad esempio, lo schermo). Più si guarda per vicino, più fatica fanno gli occhi.
Oltre alle variabili connesse direttamente al lavoro, sarà importante valutare il microclima e le condizioni di illuminazione. L’occhio può essere affaticato da parametri non adeguati di umidità relativa, ventilazione, temperatura. L’umidità relativa non deve essere inferiore al 40%, perché questo provoca secchezza congiuntivale, che attiva ipersuscettibilità, favorendo le congiuntiviti.
OCCHIO SECCO E VIDEOTERMINALE
La lunga permanenza al videoterminale riduce la frequenza di ammiccamento cioè l’apertura e la chiusura delle palpebre. Questo produce un’alterazione della stabilità del film lacrimale a seguito della evaporazione della componente acquosa.
I sintomi si possono riassumere in:
- Bruciore;
- Senso di corpo estraneo;
- Secchezza;
- Dolorabilità.
Il problema si accentua anche per via dei campi magnetici generati dal computer o da altre fonti presenti in ambiente, in quanto determinano uno spostamento dei corpuscoli di polvere.
É consigliabile l’uso di lacrime artificiali che riducono temporaneamente i disturbi derivati dall’occhio secco.
Il trattamento dell’occhio secco trova risposta anche attuando dei semplici accorgimenti igienici.
Durante le pause da effettuarsi nel lavoro al videoterminale si consiglia di effettuare alcuni ammiccamenti completi, ed un leggero massaggio alla parte interna dell’occhio, vicino al naso.
LESIONI DA CORPO ESTRANEO
L’apparato oculo-visivo può essere interessato in diverse tipologie di infortunio.
In caso di lesione da corpo estraneo corpuscolato, sarà necessario attivare il servizio di Primo Soccorso aziendale. Ad oggi è presente in ogni azienda un servizio di medicina del lavoro, con un medico del lavoro e con una squadra di primo soccorso composta da dipendenti dell’azienda, formati dal medico stesso, con una qualifica che la Legge prevede ai sensi del D.M. 388 del 2003.
È opportuno, dal punto di vista medico legale, che un qualsiasi medico che si trovi a visitare un lavoratore dipendente che abbia subito una lesione sul lavoro, comunichi l’accaduto per scritto al collega del servizio medico dell’azienda di competenza, perché costui potrebbe non esserne informato. Non si dovrà, invece, mai rimuovere il corpo estraneo, a meno che sia mobile e collocato presso il canto interno. I corpi estranei fissi, infatti, nella loro asportazione, possono provocare un danno peggiore di quello presente. Il corpo estraneo corpuscolato nell’occhio, soprattutto se non è mobile, non va estratto, se non da specialisti in strutture adeguatamente attrezzate. Il medico dovrà detergere l’occhio per immersione in acqua a temperatura ambiente, impedire al lavoratore di strofinare l’occhio, occludendo entrambi gli occhi per evitare i movimenti riflessi bilaterali. Il lavoratore dovrà essere celermente ospedalizzato tramite il Servizio di Emergenza territoriale 118. Qualsiasi lesione, che avvenga nell’ambito della medicina del lavoro, ha la necessità di passare attraverso una struttura del SSN. Se ci si trova in un ambulatorio privato a visitare un lavoratore portatore di lesione avvenuta durante le ore di lavoro, è quindi necessario allertare il servizio di emergenza 118, in modo da indirizzare il paziente al più vicino ospedale.
Per questo tipo di lesione, i settori produttivi a maggior rischio sono rappresentati dal settore metalmeccanico (molatura e fresatura), dalla falegnameria e dall’edilizia.
Una lesione di questo tipo può provocare un danno a carico di cornea/congiuntiva. Si hanno frequentemente cheratocongiuntiviti post-traumatiche con esiti permanenti. Rientrano quindi nelle lesioni gravi come reato perseguibile d’ufficio per indebolimento di organo o funzione.
Un quadro di lesione oculare da agenti chimici, se avviene sul lavoro, è considerato sempre un reato, perché è, teoricamente, sempre prevenibile: è sufficiente indossare correttamente gli occhiali protettivi. Se la lesione è avvenuta i motivi possono essere molteplici: mancanza di informazione, mancata dotazione, utilizzo improprio o non utilizzo. Anche in questo caso, sarà necessario attivare il servizio di Primo Soccorso aziendale, detergere l’occhio, impedire lo strofinamento, occludere l’occhio o gli occhi interessati all’esposizione e procedere ad una celere ospedalizzazione tramite il Servizio di Emergenza territoriale 118.
Per questo tipo di lesione, i settori produttivi a maggior rischio sono rappresentati dal settore metalmeccanico (verniciatura, lavorazioni a caldo) e quello chimico.
Una lesione di questo tipo può provocare, anche in questo caso, un danno a carico di cornea/congiuntiva con cheratocongiuntiviti post traumatiche con esiti permanenti. Accanto alle lesioni correlate agli infortuni, l’apparato oculo-visivo è interessato anche in altri processi patologici.
La cataratta è in realtà un gruppo di patologie molto eterogenee, dovute a cause molto diverse. È tipica della senescenza.
In un giovane è su base malformativa congenita, oppure indotta dall’esposizione probabilmente professionale ad alcuni fattori di rischio tipici, soprattutto le radiazioni elettromagnetiche. Radiazioni elettromagnetiche con diverse caratteristiche possono ugualmente essere causa di casi clinici di questo tipo a genesi professionale. Le radiazioni più dannose sono gli ultravioletti. I meccanismi patogenetici alla base di questo processo sono tra loro differenti. Ci può essere contemporaneamente diretta cessione di calore alle cellule del cristallino, induzione di correnti elettriche (a loro volta fonte di calore a livello dell’organo) associati a danno diretto tessutale. Le radiazioni potenzialmente causa di tali quadri sono oltre agli ultravioletti, sono gli infrarossi, le microonde e le radiazioni ionizzanti.
Il cristallino è l’organo bersaglio elettivo delle radiazioni elettromagnetiche per la sua peculiare struttura anatomica. Assorbe l’energia trasportata dalle radiazioni nei suoi strati, con conseguente surriscaldamento e attivazione della proliferazione cellulare.
La lavorazione che maggiormente espone agli U.V. è la saldatura. Tutte le tipologie esistenti di saldatura producono in misura diversa U.V. e infrarossi. Occorre proteggersi mediante l’uso di occhiali specifici. Contano il fattore tempo e intensità dell’esposizione. Sono necessari alcuni anni di esposizione per arrivare ad un tale quadro patologico. Può venire non solo al saldatore, ma anche a chi lavora nei paraggi, probabilmente senza protezioni. Le radiazioni elettromagnetiche, infatti, si diffondono nello spazio a 360°.
BIBLIOGRAFIA
- Miglior M.: Oftalmologia Clinica. Monduzzi Editore, 2006.
- De Gennaro M., Buongiorno V.: Ergoftalmologia: oftalmologia preventiva, sociale e del lavoro. Edizioni Scientifiche, 1981.
- Decreto Legislativo n. 81 del 9 Aprile 2008.
- Buratto L.: L’occhio, le sue malattie e le sue cure. Sprinter, 2010.
ICONOGRAFIA
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