La cefalea (1/2)

La cefalea, detta comunemente “mal di testa”, è uno dei disturbi più comuni e più fastidiosi ma, nel contempo, ancora privo di una esatta ed esauriente spiegazione scientifica (foto 1).   

foto 1

Ognuno di noi, almeno una volta, ne ha sofferto: si presenta come un dolore alla testa, diffuso o circoscritto, pulsante o fisso, talvolta accompagnato da altri sintomi (vomito, febbre, vertigini, aumento della lacrimazione, fotosensibilità).         
Questo stato spiacevole può durare da qualche minuto fino a molte ore, ripresentandosi ad intervalli regolari (cefalea cronica) o soltanto sporadicamente, anche a distanza di molto tempo.
La sensazione di dolore che si avverte è dovuta al fatto che il cervello percepisce alcune anomalie a suo carico, dovute a motivi non sempre conosciuti: l’ingrossamento dei vasi sanguigni, l’attivazione di alcune fibre nervose o la contrazione di alcuni muscoli pericranici, ad esempio.  


In altri casi, la cefalea è provocata da alcuni stati patologici, di cui è sintomo (cefalea secondaria), per cui la cura del malessere primario attenua o fa scomparire anche il mal di testa. 
La sensazione spiacevole di dolore dovuta alla cefalea influisce negativamente anche sull’umore, sulle relazioni interpersonali e sulla vita lavorativa: chi soffre di frequenti mal di testa è più irritabile, ansioso e stressato rispetto alla media delle altre persone, meno disponibile al contatto con gli altri, più bisognoso di momenti di riposo e solitudine (il silenzio e il buio sembrano attenuare il dolore) e meno attivo e produttivo nello studio e al lavoro sia durante gli attacchi di cefalea che dopo (in conseguenza del dolore subito).

Le cause e i fattori di rischio

Le cause della cefalea, soprattutto di quella primaria, non si conoscono ancora perfettamente.
Si ritiene che sia dovuta ad una eccessiva sensibilità dei recettori ai mediatori dell’impulso nervoso, da cui deriverebbero sia le cefalee vascolari che quelle nevralgiche.

Molti studiosi sono concordi nell’affermare che la cefalea ha una forte componente ereditaria: se uno dei genitori (in particolare la madre) ne soffre, i figli potrebbero essere più soggetti al disturbo.           
Secondo altri, chi soffre di frequenti cefalee produrrebbe poche endorfine, gli ormoni deputati al mantenimento di uno stato di benessere e tranquillità.

Di certo, gli elevati stress fisici ed emotivi che sono causa di uno sforzo per l’organismo causano una forte cefalea al loro termine, così come possono favorirla un’eccessiva esposizione ai raggi solari, la privazione di sonno, le variazioni altimetriche troppo brusche, i cambiamenti di clima, l’inquinamento atmosferico, luminoso o sonoro.  

Anche l’alimentazione ha le sue responsabilità: alcuni cibi dalla digestione particolarmente complessa (cioccolato, insaccati, formaggi stagionati, frutta secca, agrumi, fritti e caffè ad esempio) hanno un vero e proprio effetto vasodilatatore, per cui favoriscono l’insorgere della cefalea.   

 Il digiuno e le diete troppo drastiche causano un’alterazione del livello degli zuccheri, che può portare episodi di cefalea.   
Anche l’eccessivo consumo di alcol, in particolare di vino rosso, più corposo, può provocare episodi di cefalea, non soltanto dopo un’abbondante bevuta.
Anche il vizio di fumare influisce sulla cefalea: chi fuma troppo diminuisce l’apporto di ossigeno al proprio organismo, con conseguente vasodilatazione, causa principale del mal di testa.           
Causa delle cefalee, nella donna, è anche il ciclo mestruale o l’entrata nella menopausa, eventi che comportano una variazione del flusso ormonale nell’organismo.


Talvolta può essere utile anche fare una visita oculistica: alcune cefalee sono causate da difetti della vista o da stato di affaticamento degli occhi.

Tipi di cefalea

Vi sono vari tipi di cefalea, che vengono distinti a seconda della durata, dell’intensità del dolore e della regione della testa interessata.

Emicrania
Questo tipo di cefalea colpisce solo una parte del cranio, generalmente il lobo frontale, temporale o orbitale, presentandosi con un dolore pulsante che aumenta se si fanno movimenti bruschi.                     
La predisposizione all’emicrania è ereditaria, ed è un disturbo che colpisce in prevalenza le donne.

Diarrea, nausea, pallore e vomito accompagnano spesso l’emicrania, insieme alla cosiddetta aura: disfunzioni della vista, formicolii agli arti e altri disturbi neurologici.
Le emicranie, con o senza aura, hanno, in genere, una durata variabile dalle 3 alle 70 ore, e si presentano spesso durante la gravidanza. Si ritiene che l’emicrania sia dovuta alla contrazione e poi alla successiva dilatazione dei vasi sanguigni che circondano il cervello, un movimento in grado di irritare le terminazioni nervose.

Emicrania cronica parossistica

A netta prevalenza femminile, è caratterizzata da attacchi di dolore brevi, ma intensi e ripetuti più volte durante la giornata.        
Talvolta si accompagna a sudorazione della fronte, fotofobia e desiderio di distendersi, e può aggravarsi o ripresentarsi scuotendo la testa.

Cefalea a grappolo

Chiamata in questa maniera per l’intensità degli attacchi, che si ripetono nel tempo con notevole frequenza, colpisce soprattutto gli uomini oltre i 40 anni, è più rara e sembra avere una minore componente di ereditarietà     
Questa cefalea causa un dolore continuo e bruciante, ma di minore durata rispetto all’emicrania (circa di tre ore al massimo), localizzato nella zona orbitale, e si accompagna a lacrimazione, sensibilità alla luce e congestione nasale.  
Talvolta la cefalea a grappolo si presenta durante il sonno notturno sotto forma di un intenso dolore capace di indurre il risveglio.

Cefalea tensiva

È causata dalla contrazione localizzata dei muscoli del collo. Colpisce generalmente gli studenti e le persone che fanno attività sedentarie. 
Questo fenomeno, che è quasi sempre da imputarsi a stress, tensione o stato ansioso, è caratterizzata da un dolore costante e non pulsante, che si aggrava se si fa pressione sui muscoli tesi.         
A differenza delle emicranie, le cefalee tensive migliorano facendo attività fisica leggera e curando maggiormente l’ambiente di lavoro e la camera da letto: può servire assumere una posizione più corretta alla scrivania e cambiare cuscino e materasso.

Emicrania oftalmoplegica

È una forma rara di cefalea, che si presenta con un attacco annuale dalla durata di 3-4 giorni. Questa emicrania provoca paresi ai nervi cranici, in assenza di lesioni.
Il dolore si presenta pulsante e di forte intensità e può colpire entrambi i lati della testa, alternandosi. Sono sintomi frequenti la nausea e il vomito e l’oftalmoplegia (raddoppiamento delle immagini).

Vi sono poi delle cefalee che sono sintomo di una patologia più grave:

Nevralgia del trigemino

È una cefalea che si presenta solitamente dopo i 50 anni, e che può essere dovuta a processi infiammatori, tumorali, fratture a livello facciale ed endocranico, aneurismi o sclerosi multipla. Si presenta con un dolore intenso e bruciante che insorge improvvisamente in seguito a movimenti del viso, anche molto elementari, come il farsi la barba, ridere, sbadigliare.   
Chi soffre di questa cefalea presenta spesso sul volto delle zone sensibili che, stimolate, inducono il dolore di testa che, generalmente, non ha lunga durata, ma induce uno stato psicologico di continua preoccupazione.

Cefalea neoplastica

È dovuta a patologie tumorali endocraniche. Si presenta come un dolore intermittente, profondo e localizzato nella zona del tumore, e insorge spesso in concomitanza con un’infezione acuta delle vie respiratorie. Questa cefalea è più avvertita di notte, tanto da costringere chi ne soffre a dormire con la testa in posizione rialzata. Nausea, vomito, vertigini e turbe psichiche accompagnano spesso questo stato patologico.

Cefalea da emorragia sub-aracnoidea

Si presenta con un dolore di testa lancinante e localizzato nella zona occipitale, che poi può estendersi lungo il collo.         
Il dolore insorge improvvisamente, in concomitanza con l’emorragia e può provocare uno svenimento, dovuto al fatto che la pressione intracranica diviene uguale a quella sanguigna.        
Una violenta cefalea permane in seguito all’emorragia, per cui è necessario sottoporsi ad immediate cure mediche.

BIBLIOGRAFIA

  1. Miglior M.: Oftalmologia Clinica. Monduzzi Editore, 2006.
  2. Saraux H.: Oculistica. Masson, 1997.
  3. Buratto L.: L’occhio, le sue malattie e le sue cure. Sprinter, 2010.

ICONOGRAFIA

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