La bromelina è un enzima proteolitico, ovvero in grado di degradare le proteine in aminoacidi. Il nome di questa sostanza deriva da Bromeliaceae (termine con cui è indicata la famiglia botanica dell’ananas).
Le sue proprietà sono:
- Facilitare il processo digestivo, rivelandosi efficace nelle dispepsie;
- Controllare l’evoluzione di stati infiammatori;
- Facilitare la ripresa da traumi sportivi;
- Controllare il decorso clinico ed il periodo di remissione in corso di patologie autoimmuni, come l’artrite reumatoide;
- Espleta una preziosa attività antiedemigena, particolarmente efficace nel trattamento delle infiammazioni localizzate dei tessuti molli associate a traumi, nelle reazioni tissutali postoperatorie e in presenza di cellulite ed ematomi, in quanto accelera il riassorbimento degli stravasi emorragici;
- Esercita un’azione antiaggregante piastrinica ed antitrombotica, in quanto migliora la circolazione ed il trofismo cutaneo; per questa ragione, si rivela utile in presenza di vene varicose e nei disturbi del sistema circolatorio.
La bromelina è controindicata:
- In gravidanza;
- In caso di allergia all’ananas;
- In presenza di ulcera gastrica o duodenale;
- Ha interazioni con farmaci anticoagulanti o antinfiammatori di sintesi;
- È controindicata in soggetti con gravi disfunzioni renali od epatiche.
Il coenzima Q10
Il coenzima Q10 è un elemento antiossidante già presente naturalmente in tutte le cellule del nostro corpo, nello specifico nei mitocondri, che sono delle strutture che si trovano all’interno delle cellule e che svolgono l’importante ruolo di produzione, conservazione ed accumulo dell’energia. Con l’età avanzata la sua produzione diminuisce drasticamente. Analogamente, la produzione di coenzima Q10 subisce un calo quando si soffre di determinate patologie, come il morbo di Parkinson, un tumore oppure il diabete, oppure quando si assumono determinati farmaci, come per esempio le stamine.
Ricercatori italiani stanno prendendo in esame possibilità di curare il glaucoma proprio grazie al coenzima Q10. La ricerca prende le mosse dall’osservazione delle caratteristiche intrinseche della retina, dove i mitocondri, situati all’interno delle cellule ganglionari retiniche, sono presenti in un numero particolarmente abbondante. Quando l’occhio è sottoposto ad uno stress ossidativo, si ha un accumulo di radicali liberi proprio come il glaucoma (ma anche la cataratta). La presenza del coenzima Q10, nei mitocondri delle cellule retiniche, si rivela in questo contesto fondamentale per garantire, grazie al loro apporto energetico, la sopravvivenza ed il buon funzionamento delle strutture oculari, e dunque la resistenza a quei processi che al contrario danneggiano le cellule e ne innescano la morte.
Il coenzima Q10 è presente in natura in diversi alimenti, come il pesce, le uova, il fegato e la frutta secca. In alternativa, è possibile assumerlo tramite integratori.
Il ginkgo biloba

Il ginkgo biloba è l’albero più antico della Terra. Le foglie vengono usate per i loro effetti benefici sulle malattie legate alla senilità. “Biloba” indica il termine “bilobato” perché le due foglie staccate sono unite tra loro da una lamella.
Contiene quercetina, acido cumarico, catechine, proantocianidine, terpeni: una sinergia contro i radicali liberi.
Il ginkgo biloba, infatti, per la presenza dei lattoni terpenici, dimostra una significativa attività antagonista verso il fattore piastrinico aggregante (PAF), consentendo una corretta fluidità del sangue, per prevenire forme di aterosclerosi, trombi e patologie a carico del sistema cardiovascolare.
La presenza del bilobalide permette di esercitare azione trofica e protettiva sui neuroni corticali cerebrali. I flavonoidi hanno un’attività vasodilatatoria periferica, migliorano in modo rapido e notevole la microcircolazione cerebrale, agendo sui disturbi funzionali: vertigini, disturbi della memoria e della parola.
Il ginkgo biloba ha la capacità di ostacolare l’insorgenza di aritmie ventricolare durante ischemia coronarica e susseguente perfusione; aiuta a ridurre la fibrosi interstiziale, l’assottigliamento dell’endotelio, l’ipertrofia muscolare e le degenerazioni cellulari nel miocardio di soggetti diabetici.
Molte forme di retinopatia, anche quella diabetica, e le maculopatie possono essere aiutate con questa pianta millenaria, grazie alla presenza di flavonoidi e terpenoidi che elasticizzano i vasi e i sistemi retinici, distendendone gli spasmi.
È in grado di proteggere dall’insorgenza di glaucomi e, oltre a migliorare le condizioni visive ed uditive, è un sostegno per la memoria, le funzioni cognitive in genere. Spesso viene prescritto in soggetti anziani per prevenire l’Alzheimer.
Se ne sconsiglia l’uso a chi si sottopone già a cure farmacologiche antiaggreganti (come l’aspirina per esempio), perché potrebbe inibire o potenziare l’effetto del farmaco, provocando emorragie, nausea, vertigini, irrequietezza.
LETTURE CONSIGLIATE
- Buratto L.: L’occhio, le sue malattie e le sue cure. Sprinter, 2010.
- Frezzotti R., Guerra R.: Oftalmologia essenziale. CEA Editore, 2006.
- Linea Guida per una sana alimentazione italiana: Istituto Nazionale della Nutrizione, 1988.
ICONOGRAFIA
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