La diagnosi della cefalea, in qualsiasi delle sue forme primarie (cioè come disturbo autonomo e non dipendente da altre patologie) deriva dall’osservazione che il medico svolge in collaborazione con il paziente.
Le varie forme di mal di testa, tuttavia, non presentano delle differenze tanto grandi da poter essere chiaramente percepite dal paziente, cosa che non facilita l’immediata formulazione della diagnosi.
Nel momento in cui si fissa l’appuntamento con il medico è opportuno sottolineare il momento di esordio del mal di testa, la presenza di precedenti familiari e la coesistenza di altre patologie che in qualche modo siano collegate al sopraggiungere degli attacchi di cefalea.
Il paziente dovrebbe redigere un vero e proprio “diario della cefalea“, la cui stesura può aiutare sensibilmente il medico nel ricostruire la frequenza, la durata e l’intensità degli attacchi, gli eventuali sintomi a questi associati e il consumo di analgesici.
Il paziente deve fornire anche dei dettagli riguardo ai trattamenti farmacologici cui è già sottoposto ed al loro grado di efficacia, dato che queste informazioni possono aiutare il medico nella diagnosi e nella scelta della terapia più idonea.
Durante l’incontro con il medico si parlerà certamente anche di altri aspetti più propositivi rispetto alla patologia, per cui è importante che si faccia presente quanto gli attacchi di mal di testa incidono sulla qualità della vita e sullo svolgimento delle normali azioni quotidiane, come il lavoro, lo studio, lo sport.
- Ha altri familiari che soffrono di cefalea?
- Da quanto tempo durano gli attacchi di cefalea?
- Come si presenta il dolore?
- Il dolore interessa un solo lato? Se si, quale?
- Riesce ad associarlo all’assunzione di un determinato alimento, ad un’attività o a qualcos’altro di preciso?
- Ha utilizzato analgesici? Ha avuto dei buoni risultati?
- Assume farmaci per curare altre patologie?
Terapia
Certi comportamentali quotidiani, infatti, possono aiutarci ad eliminare la possibilità di essere colpiti da un attacco di cefalea (foto 4).

È bene, per esempio, evitare i seguenti comportamenti:
- Fare eccessivi sforzi fisici
- Digiunare
- Dormire troppo o troppo poco rispetto alle proprie esigenze fisiologiche
- Abitare ad alta quota
- Assumere contraccettivi orali o terapie ormonali sostitutive (in menopausa)
- Ingerire alcuni cibi (gelati, alcol, formaggio, cioccolato, insaccati, caffè, tè…)
- Esporsi a luci forti e abbaglianti.
Il riposo è di importanza fondamentale, soprattutto per le persone che percepiscono un aumento degli attacchi di cefalea dopo un’attività faticosa, o per chi associa al mal di testa anche la fotofobia o la fonofobia.
Generalmente la terapia farmacologia dà ottimi risultati: gli analgesici si rivelano efficaci nell’eliminare il dolore degli attacchi di cefalea minori, agendo come antidolorifici ed antinfiammatori. Quando gli attacchi provocano dolore più intenso, è possibile assumere dei farmaci di nuova generazione, i triptani, che agiscono sui recettori della serotonina, arginando così la dilatazione dei vasi sanguigni cerebrali.
Il farmaco ideale per curare un attacco di cefalea dovrebbe avere queste caratteristiche:
- Dosaggio semplice e flessibile
- Rapidità di azione ed efficacia elevata
- Efficacia sui sintomi associati
- Buon recupero clinico e funzionale
- Efficacia nell’impedire il ritorno del dolore
- Coerenza tra vantaggi clinici e miglioramento della qualità della vita
- Tollerabilità accettabile.
Una terapia preventiva è consigliata ai pazienti che presentano 2 o più attacchi di cefalea al mese o che comunque presentano un’emicrania che dura più di 70 ore.
Consigli comportamentali
Una vita sana e regolare aiuta a prevenire il mal di testa, soprattutto se si è già predisposti a questo disturbo. In particolare, riveste molta importanza la gestione della propria giornata: un riposo notturno soddisfacente e dalla durata proporzionata alle nostre effettive esigenze (mediamente sulle 8 ore di sonno) permette di affrontare la giornata in modo positivo e rilassato. Dormire troppo o troppo poco rispetto alle proprie esigenze, è un fattore che influisce sui ritmi biologici, alterando la produzione ormonale e, in generale, tutto l’equilibrio dell’organismo.
Le sigarette sono nemiche delle persone affette da mal di testa: la nicotina accentua, infatti, la vasodilatazione ed il monossido di carbonio, che penetra nell’organismo, entra in circolo con il sangue, diminuendo l’afflusso di ossigeno a tutti i tessuti, cervello compreso.
Anche le bevande alcoliche possono scatenare il mal di testa, proprio perché l’alcol ha proprietà vasodilatatorie, per cui è consigliabile astenersi completamente dall’assunzione di alcol.
Le cefalee di origine oculare
Sono relativamente poco frequenti se si prende in considerazione un gruppo di cefalee riscontrate durante un consulto neurologico.
Può trattarsi di:
– cefalee legate ad una malattia oculare evidente;
– cefalee da glaucoma ad angolo stretto. Si accompagnano ad un annebbiamento
della vista e alla percezione di cerchi colorati;
– cefalee dovute ad ametropie.
LE CEFALEE CHE SI
ACCOMPAGNANO A MANIFESTAZIONI OCULARI
Emicrania oftalmica
È dovuta ad uno spasmo dell’arteria cerebrale posteriore. La sintomatologia oculare è particolarmente ricca e ciò contrasta con la totale negatività degli esami nel periodo intercritico.
L’emicrania oftalmica evolve per crisi, i cosiddetti accessi emicranici, che sono costituiti da tre fasi:
– una fase di scotoma scintillante che dura qualche minuto, in cui compare nel campo visivo una chiazza brillante e mobile;
– una fase scotomatosa, interpretata dal paziente come cecità di un occhio; questa fase scotomatosa è più lunga (da 1/4 a 1/2 h);
– una fase algica con cefalea pulsante monolaterale, nausea e vomito.
Il dolore dura qualche ora e poi scompare. In realtà, le prime due fasi generalmente si sovrappongono e il paziente accusa improvvisamente la percezione di linee luminose zigzaganti nel campo cieco.
Patogenesi
Dal punto di vista patogenetico, l’emianopsia consegue ad uno spasmo, cui fa seguito una dilatazione reattiva che provoca l’emicrania. Lo spasmo può scatenarsi sotto l’influenza di fattori diversi quali allergia, disturbi gastrointestinali e stimolazione sensoriali fra cui quella visiva con luci intense (sole, alcuni tipi di illuminazione). Le crisi di emicrania oftalmica recedono generalmente dopo una terapia sintomatica con diidroergotamina, ma rappresentano un problema quando recidivano frequentemente.
Esame oculare di un paziente affetto da emicrania
Effettuando una visita oculistica completa si può evidenziare la trombosi dell’arteria centrale della retina o di uno dei suoi rami, o dell’arteria del nervo ottico. I deficit che in conseguenza di ciò si instaurano sono generalmente irreversibili. Sono state segnalate anche trombosi della vena centrale (foto 6).
È possibile:
– Eliminare una cefalea da causa oculare, che però è relativamente rara;
– Ricercare un’ipertensione endocranica attraverso lo studio attento della papilla;
– Misurare la pressione dell’arteria centrale della retina.
Questa misurazione è uno dei tempi essenziali dell’esame, data la frequenza dell’ipotensione retinica nei soggetti affetti da cefalee, ipotensione che è spesso aggravata da un trauma. Le cefalee sono legate senza dubbio alla vasodilatazione cerebrale, cui consegue l’ipertensione retinica.
Terapia
È rappresentata dalla diigroergotamina che deve essere somministrata per lungo tempo, associata all’inizio ad acqua distillata per via endovenosa. Al contrario, alcune cefalee si accompagnano ad un innalzamento della pressione retinica: è il caso delle cefalee da ipertensione.
BIBLIOGRAFIA
- Miglior M.: Oftalmologia Clinica. Monduzzi Editore, 2006.
- Saraux H.: Oculistica. Masson, 1997.
- Buratto L.: L’occhio, le sue malattie e le sue cure. Sprinter, 2010.
ICONOGRAFIA
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